A circa 45 metri di profondità i Carabinieri Subacquei hanno individuato nove anfore romane nelle acque del Promontorio di Portofino
Il sito coincide con quello scoperto da Duilio Marcante e descritto da Nino Lamboglia negli atti del Convegno internazionale di archeologia subacquea di Barcellona del 1961
Un sito archeologico sommerso cercato per oltre sessant’anni è tornato alla luce nelle acque di Punta Chiappa, a Camogli GE), all’interno dell’Area Marina Protetta di Portofino.
Durante un’attività addestrativa, i Carabinieri del Nucleo Subacquei di Genova hanno individuato un’anfora romana integra a oltre 40 metri di profondità. La segnalazione alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Liguria ha dato avvio a successive immersioni di studio e perlustrazione, con il supporto del Servizio Tecnico di Archeologia Subacquea.
La prima mappatura ha permesso di censire nove anfore, concentrate in uno spazio ristretto nelle spaccature della falesia, saldate alla roccia e ricoperte da concrezioni. Due reperti particolarmente esposti sono stati recuperati per garantirne la tutela.
Ma a rendere eccezionale il ritrovamento è soprattutto la sua storia.
La scoperta di Duilio Marcante nel 1959
Le coordinate riportano infatti a un sito individuato nel novembre 1959 da Duilio Marcante, uno dei pionieri della subacquea italiana.
Durante un’immersione effettuata con i Carabinieri Sommozzatori, Marcante aveva osservato alcune anfore incastrate tra le rocce e fortemente concrezionate. Nella zona aveva inoltre individuato altri reperti e ipotizzato la presenza di un accumulo di anfore alla base della falesia, parzialmente nascosto dai sedimenti.
Dopo una prima immersione il 7 novembre, il 9 novembre la squadra tornò sul posto e recuperò due anfore integre, anche per sottrarle al rischio di trafugamento.
Nel maggio 1960 Gianni Roghi, collaboratore del Centro Sperimentale di Archeologia Sottomarina di Albenga diretto da Nino Lamboglia, effettuò nuove immersioni insieme a Marcante e ai Carabinieri.
Il presunto accumulo sotto i sedimenti non venne però ritrovato. Furono osservate un’anfora legata con una cima sottile e tre anfore frammentarie inglobate nelle concrezioni. Da quel momento le tracce del sito divennero sempre più incerte.
Nino Lamboglia raccontò il sito nel 1961
La vicenda entrò nella storia dell’archeologia subacquea grazie proprio a Nino Lamboglia, che la riportò negli atti del III Convegno internazionale di archeologia subacquea, svoltosi a Barcellona nel settembre 1961.
Lamboglia ricordava la segnalazione fatta da Marcante nel novembre 1959 di un “campo di anfore romane a 45 m di profondità sull’estremità di Punta Chiappa”.
La stagione, la profondità e la forte pendenza del fondale avevano reso particolarmente difficile proseguire immediatamente le ricerche. Dopo le successive verifiche, Lamboglia avanzò anche l’ipotesi che il giacimento potesse essere stato interessato da recuperi clandestini.
Per decenni il sito rimase così una presenza quasi leggendaria nella storia dell’archeologia subacquea ligure: scoperto, documentato e poi apparentemente scomparso.
Nove anfore sul fondale
Le nuove ricognizioni hanno ora riportato gli archeologi nello stesso tratto di fondale.
Secondo le prime analisi, si tratta di un carico omogeneo di anfore vinarie Dressel 1A di produzione tirrenica, databili tra la fine del II e l’inizio del I secolo a.C.
La concentrazione dei reperti fa ipotizzare la presenza di un relitto di una nave oneraria romana. Saranno però le prossime ricerche scientifiche a chiarire l’estensione e le caratteristiche del sito.
Il contesto sarà inserito tra i relitti censiti all’interno dell’Area Marina Protetta di Portofino e sarà sottoposto a monitoraggio e tutela.
Dai pionieri dell’archeologia subacquea alle ricerche di oggi
Il ritrovamento assume un significato particolare anche per la storia della ricerca subacquea italiana.
Marcante e Lamboglia furono protagonisti della stagione pionieristica in cui immersione e archeologia cominciarono a incontrarsi sistematicamente nello studio dei fondali. La Liguria ebbe un ruolo centrale in quella esperienza, con il Centro Sperimentale di Archeologia Sottomarina di Albenga diretto da Lamboglia.
A più di sessant’anni di distanza, nello stesso tratto di mare tornano i Carabinieri Subacquei e gli archeologi della Soprintendenza.
Un sito scoperto nel 1959, perduto per decenni e oggi nuovamente localizzato riunisce così due epoche dell’esplorazione subacquea: quella dei pionieri e quella delle moderne tecniche di documentazione e tutela del patrimonio sommerso.
Fonti

IL RELITTO PERDUTO – UNA STORIA CHE RINASCE – Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Liguria
https://soprintendenzaliguria.cultura.gov.it/attivita/servizio-tecnico-di-archeologia-subacquea/il-relitto-perduto-una-storia-che-rinasce/
FILMATO SUL RITROVAMENTO visitate la pagina YouTube dello S.T.A.S. Liguria: https://www.youtube.com/channel/UCoN-3IHlD7rAsIs5ovBKYhw
Foto: Punta Chiappa, nel Promontorio di Portofino, nelle cui acque è stato nuovamente localizzato il sito archeologico sommerso segnalato da Duilio Marcante nel 1959. Foto: Twice25 & Rinina25 / Wikimedia Commons – CC BY 2.5
L’articolo Punta Chiappa, ritrovato il “relitto fantasma” segnalato da Duilio Marcante nel 1959 proviene da Scintilena.
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