Georadar e tomografia elettrica rivelano anomalie compatibili con vuoti sotterranei nei pressi dell’importante sito preistorico salentino: potrebbero appartenere a settori sconosciuti della grotta, ma servono indagini dirette per la conferma
Grotta delle Veneri, la geofisica individua possibili cavità ancora inesplorate nel sottosuolo di Parabita
Il sottosuolo intorno alla Grotta delle Veneri di Parabita, in provincia di Lecce, potrebbe nascondere cavità finora inesplorate. A indicarlo sono nuove indagini geofisiche condotte attraverso georadar e tomografia elettrica, i cui risultati sono stati pubblicati nel 2026 sulla rivista scientifica Digital Applications in Archaeology and Cultural Heritage
Lo studio, firmato da Dora Francesca Barbolla, Chiara Torre, Lara De Giorgi e Giovanni Leucci, aveva un obiettivo preciso: verificare la possibile presenza di ulteriori vuoti sotterranei collegati alla cavità conosciuta.
Due tecniche per guardare nel sottosuolo senza scavare
I ricercatori hanno utilizzato due metodologie geofisiche complementari: il Ground Penetrating Radar (GPR), o georadar, e la Electrical Resistivity Tomography (ERT), la tomografia di resistività elettrica.
Il primo permette di individuare discontinuità nel sottosuolo attraverso la propagazione e la riflessione di onde elettromagnetiche. La seconda ricostruisce invece le variazioni della resistività elettrica dei materiali attraversati.

L’impiego congiunto delle due tecniche è particolarmente utile negli ambienti carsici, dove fratture, zone alterate, riempimenti e cavità possono produrre segnali complessi. La corrispondenza tra anomalie rilevate con metodologie basate su differenti proprietà fisiche permette di rendere più robusta l’interpretazione dei dati.
Nel caso della Grotta delle Veneri, la morfologia accidentata del terreno e la presenza di alberi e vegetazione hanno impedito di estendere le acquisizioni tridimensionali all’intera area. Le indagini sono state quindi concentrate nei settori ritenuti più significativi.
Anomalie compatibili con cavità
I risultati hanno evidenziato diverse zone caratterizzate contemporaneamente da elevata resistività e forti riflessioni delle onde elettromagnetiche.
Gli autori interpretano alcune di queste anomalie come compatibili con la presenza di cavità. Altre sembrano invece associate a settori fortemente fratturati e potenzialmente instabili.
L’integrazione dei dati GPR ed ERT ha permesso di elaborare modelli bidimensionali e tridimensionali del sottosuolo e di individuare quelle che potrebbero essere prosecuzioni ancora sconosciute del sistema ipogeo.
Si tratta di un risultato di particolare interesse speleologico e archeologico, ma che richiede prudenza nell’interpretazione.
Non sono ancora nuove sale esplorate
Le indagini geofisiche non equivalgono infatti alla scoperta e all’esplorazione diretta di nuovi ambienti sotterranei.
Quello che è stato individuato sono segnali geofisici interpretati come cavità o zone carsificate, alcune delle quali potrebbero essere collegate alla Grotta delle Veneri. La loro effettiva natura potrà essere stabilita soltanto attraverso successive verifiche dirette.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti dello studio: i modelli ottenuti forniscono indicazioni sulla posizione, sulla profondità e sui volumi delle anomalie, offrendo agli archeologi gli elementi necessari per progettare future indagini mirate.
La geofisica diventa così uno strumento per orientare la ricerca riducendo, almeno nelle prime fasi, la necessità di interventi invasivi in un sito archeologico particolarmente delicato.

Una grotta fondamentale per la preistoria del Salento
La Grotta delle Veneri è una cavità naturale di origine carsica situata nel territorio di Parabita. Lo sviluppo conosciuto supera il centinaio di metri ed è articolato in un settore esterno, interessato nel tempo da crolli della volta, e in una grotta interna con un ambiente centrale e cunicoli diretti verso nord e verso ovest.
Il sito è considerato tra i più importanti complessi preistorici dell’Italia meridionale.
Le campagne di scavo condotte dall’Università di Pisa tra il 1966 e il 1972 misero in evidenza una lunga sequenza di frequentazione, dal Paleolitico medio fino all’età del Bronzo. Le ricerche portarono inoltre alla scoperta di una sepoltura bisoma (vale a dire contenente i resti di due individui) del Paleolitico superiore e di numerosi reperti.
La grotta deve però il proprio nome soprattutto alle celebri Veneri di Parabita, due piccole figure femminili scolpite nell’osso e attribuite al Paleolitico superiore, oggi conservate al Museo Archeologico Nazionale di Taranto.
La maggiore misura circa nove centimetri e presenta le braccia raccolte sotto il ventre; la seconda, più piccola, misura poco più di sei centimetri. Sono tra le testimonianze di arte paleolitica più significative provenienti dall’Italia meridionale.
Le ricerche sono riprese nel 2021
Dopo le storiche campagne del Novecento, nel 2021 sono riprese le ricerche archeologiche alla Grotta delle Veneri, nell’ambito di un progetto coordinato dal Dipartimento SAGAS dell’Università di Firenze, con la collaborazione del Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria, dell’Università del Salento e dell’Università di Siena e con il supporto dell’amministrazione comunale di Parabita.
Il progetto non riguarda soltanto la ricerca scientifica, ma anche la valorizzazione del sito e il recupero dei percorsi destinati alla sua fruizione.
In questo contesto le nuove indagini geofisiche aggiungono un elemento particolarmente suggestivo: la Grotta delle Veneri conosciuta oggi potrebbe non essere tutta la Grotta delle Veneri.
Sotto il terreno potrebbero esistere altri ambienti, forse appartenenti allo stesso sistema carsico e potenzialmente capaci di conservare nuovi dati sulla sua evoluzione naturale e sulla frequentazione umana del sito.
La geofisica ne ha indicato la possibile presenza. Il passo successivo sarà verificare che cosa corrisponda realmente a quelle anomalie e, soprattutto, se esista un modo scientificamente e archeologicamente sostenibile per raggiungerle e studiarle.
Fonti
Dora Francesca Barbolla, Chiara Torre, Lara De Giorgi, Giovanni Leucci, New data about Grotta delle Veneri by GPR and ERT surveys, Digital Applications in Archaeology and Cultural Heritage, Volume 42, 2026, e00560.
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2212054826000676
DOI dello studio scientifico:
https://doi.org/10.1016/j.daach.2026.e00560
Focus, Salento, camere nascoste nella Grotta delle Veneri? Il radar svela anomalie nel sottosuolo pugliese:
https://www.focus.it/cultura/storia/salento-camere-nascoste-nella-grotta-delle-veneri-il-radar-svela-anomalie-nel-sottosuolo-pugliese
Museo Archeologico Nazionale di Taranto – Veneri di Parabita:
https://museotaranto.cultura.gov.it/it/reperto/veneri-di-parabita/
Museo Fiorentino di Preistoria – Scavi in corso: Grotta delle Veneri:
https://www.museofiorentinopreistoria.it/it/scavi-in-corso
Comune di Parabita – Cenni storici:
https://www.comune.parabita.le.it/it/page/cenni-storici-8fe80d34-9b97-4318-841c-2f9646bf8d0a
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